April 28, 2009
EMERGENZAVIDEO - il volantino
EMERGENZAVIDEO #01 - CIN CIN BUM BUM - TOR ‘09
Emergenza Video 2009
Video ideati e pensati per Fortezza dal Basso 2009 dal Teatrofficina Refugio.
Fortezza Dal Basso è un processo partecipativo reale, nato da gennaio 2009 grazie alla costituzione di un’assemblea di coordinamento di varie realtà attive da tempo in città.
Per il tavolo: Antifascismo e Stragi di Stato abbiamo pensato “Cin Cin Bum Bum”
Info:
http://teatrofficinarefugio.blogsome.com/
http://www.fortezzadalbasso.org/
http://www.movimentoantagonistalivornese.org/
April 20, 2009
Fortezza dal Basso - FdB - Il programma
April 17, 2009
concerti 09 - in duo faggella + ellie young

Luca Faggella ha già pubblicato diversi dischi a suo nome tra cui "Luca Faggella canta Piero Ciampi" (1998), "Tredici Canti" (2002), "Fetish" e "Hiva Oa" (canzoni di Jacques Brel) nel 2004, suona con I Situazionisti dal 2004. Ha collaborato tra gli altri con Mauro Sabbione, Mauro Ermanno Giovanardi, Nada, Luis Bacalov, Luca Venitucci, Marco Lenzi, i Klezroym, Hollow Blue e diversi altri musicisti. Partecipa, con il brano "Canzone dei ministri", al doppio album tributo a Sergio Bardotti uscito a novembre 2008 per il Club Tenco, insieme a tanti artisti del calibro di Ornella Vanoni, Massimo Ranieri e Sergio Cammariere.
Ellie Young vive tra la toscana e l’Inghilterra, suona attualmente con Hollow Blue e in diverse orchestre e ensemble di musica classica. Diverse le esperienze anche nella musica free e d’improvvisazione e teatrali in Norvegia, Italia, Gran Bretagna.
LUCA FAGGELLA
Concerti.09
con Ellie Young (violoncello)
Luca Faggella (voce, chitarra, melodica)
April 14, 2009
PATTI SMITH - Dream of Life > giovedì 16 aprile per Cineofficina Refugio

Giovedì prossimo 16 aprile alle ore 22, al Teatrofficina Refugio (scali del refugio, 8 livorno) in proiezione l’ultimo film documentario dedicato a Patti Smith "Dream of Life" di Steven Sebring.
“Quando dico rock’n’roll non voglio dire un gruppo che suona canzoni, dico di un’intera comunità che passa per il suono, il ritmo e lo scambio di energia. Una sorta di sentire comune. Il senso di essere insieme in qualcosa di unico. Non è una merdata hippie. Non mi interessa un mondo dove tutti cantino la la la la, ma credo che esista un futuro là dove tutti cominceremo a comunicare.”
Si scopre una grande artista del Novecento guardando questo film. Non importa se si conoscono le sue canzoni a memoria, non serve aver comprato "allora" i suoi album. Anche chi non abbia mai sentito neppure una nota di Patti Smith, chi non conosca il suo spigoloso e sensuale corpo, il suo sguardo assorbente, la sua magnetica prossemica, la sua voce assertiva, entrerà fin dalla prima scena in un mondo artistico veramente unico. Chi ha visto invece i suoi concerti, chi l’ha seguita avrà per la prima volta la visione completa di un’artista per cui la musica, la canzone non sono stati che uno dei tanti piani di espressione. È un film di Patti Smith: colonna sonora è la sua voce, che parla e canta, legge, elenca. Un bravo, devoto regista ha saputo annullarsi per mostrare infine la grande opera d’arte di Patti Smith: la sua vita di poetessa "maudit", musicista e madre attentissima, travolta dai lutti e costante nella ricerca. Perché Patti Smith non si è fermata, continua a scrivere e creare.
Patricia Lee Smith (Chicago, 30 dicembre 1946) è una cantante, musicista e poetessa statunitense. È soprannominata la sacerdotessa "maudite" del rock.
A ventotto anni entrò nel mondo della musica, dapprima con timidi readings di poesia e suoni poi con singoli di etichette indipendenti, infine con un album prodotto da John Cale. Horses del 1975 fece epoca: per la voce passionale e inebriata, per la visionaria qualità poetica e per la sferza della musica, un nudo rock elettrico che qualcuno chiamò punk, anche se quel termine avrebbe preso poi un’altra piega con l’avvento dei Sex Pistols e delle band britanniche.
Per quattro anni fino al 1979 Patti fu regina di un rock intelligente e nuovo, ammaliando i critici ma visitando anche le classifiche ("Because the Night", scritta con Bruce Springsteen) e riuscendo a mantenere credibilità nei passaggi più spericolati, come quando nelle note al quarto album, Wave, inserì una foto di Papa Luciani e la scritta "la musica è riconciliazione con Dio". Nel 1979 dopo un trionfale tour italiano, Patti Smith annunciò a sorpresa il suo ritiro dalle scene, e sposò Fred ‘Sonic’ Smith, chitarrista degli MC5, dal quale ebbe 2 figli: Jackson nel 1981 e Jessica nel 1987.
Nel 1988 pubblicò un disco gradevole ma sospeso a mezz’aria, Dream of Life, a cui seguirono altri anni di silenzio. Nel 2006 entra a far parte della Rock and Roll Hall of Fame.
Negli anni Novanta il paesaggio cambia drasticamente. Patti perde il fidato pianista Richard Sohl e Robert Mapplethorpe, compagno della bohème giovanile, il fratello Tod e soprattutto il marito Fred, morto per un attacco di cuore. Torna allora a fare musica e completa l’album che con Fred Smith da tempo progettava. Lo chiude nel 1996, con il nome di Gone Again.
Negli anni successivi continua con una produzione regolare e frequenti incursioni sui palcoscenici di tutto il mondo.
Le sue canzoni continuano a mirare ai dolori e alle follie del mondo: l’invasione cinese del Tibet, la morte di Ginsberg e Burroughs, il Vietnam, Madre Teresa e il mito di Ho Chi Minh, a cui Patti dedica il suo album del 2000, Gung Ho.
Il disco inedito più recente è Trampin’ (2004), con una piccola apparizione della figlia Jessica.
la conferenza stampa di presentazione di Dream of Life
Giovedì 16 aprile ‘09 - PATTI SMITH - DREAM OF LIFE - un film documentario di Steven Sebring - Teatrofficina Refugio, Scali del Refugio, 8 Livorno - Ore 22 - Posto unico 3 euro
April 10, 2009
I Gatti Mezzi per Pasquetta!

o di una compagna in calore è l’idea che ci ha affascinato.
Una Pisa borghese, globalizzata e tecnologica che sta dimenticandosi dei propri vicoli bui e puzzolenti,
dei suoni e dei rumori nascosti che ivi è possibile udire e dei suoi abitanti secchi e spelacchiati
che in questi luoghi fanno di un gran trambusto la loro esistenza
fra un miagolio d’amore e un altro di disperazione."
I Gatti Mézzi sono realmente gatti…questo tipo di gatti.
Il vernacolo pisano si sta atrofizzando in una parlata che fonde sempre più spesso diversi modi linguistici
extraprovinciali. Ascoltando un giovane ventenne pisano siamo in grado di riconoscere sfumature livornesi,
lucchesi, viareggine e fiorentine, quando invece in queste province si è conservata
una forte identità linguistica, una propria cadenza musicale del verbo, una terminologia tipica.
Pisa sta perdendo molto velocemente la sua originalità e le ragioni sono molte.
Anche Adriano Sofri si stupisce scrivendo: "E’ strano, credo che poche città siano così avare di patriottismo.
I livornesi sono molto più accaniti, direi. Chissà da che cosa dipende."
E se i livornesi sono accaniti i pisani doventan gatti…ma di velli che
se l’incocci ner violo fai bene a sorticci di volata.
I Gatti Mézzi nascono da questa idea, un’idea che diventa progetto e poi si realizza uscendo dal buio dei vicoli
per venire alla luce della piazza al ritmo di swing.
Il duo pisano si forma nell’estate 2005 da un’interessante combinazione:
Tommaso Novi, pianoforte e voce, e Francesco Bottai, chitarra e voce,
due pisani di ‘velli che a giro ce n’è rimasti poìni.
Nascono alcune rime, poi diventano sonetti, racconti e canzoni.
Si parla di Pisa e delle su’ genti, di tutto ‘vello che i nonni
c’hanno lasciato della loro esistenza pisana in eredità
senza mai abbandonare una rilettura in chiave moderna delle stesse realtà
e dinamiche che caratterizzano l’attuale gente pisana.
Un giorno fra Francesco e Tommaso, già attivi musicisti del panorama pisano,
avviene un fortunato scambio di idee, portandoli ad esprimere una musica che ha
come matrice comune lo swing in chiave teatro-canzone.
E un’altra sera, poco dopo, barcollando in un vicolo di ritorno da una locanda,
si guardano attorno rendendosi conto che di gatti mézzi non ce ne sono.
"Dove sono finiti i gatti mézzi? Puzzà’ ci puzza ma di gatti ‘un ce n’è punti".
"Con tutto ver che la gente butta via anche ‘ gatti de’ violi son doventati buzzoni
e colla puzza ar naso".
Nel 2007 vincono il Premio Piero Ciampi.
Gli album realizzati fino ad ora sono: “Anco alle puce ni viene la tosse” (2006)
e “Amori e fortori” 2007 e l’ultimo: "Struscioni" del 2009, prodotto da SAM di Mirco
Mencacci.
Per Pasquetta non vogliamo esse’ du’ gatti,
naturalmente vi aspettiamo tutti.
Gatti Mezzi per Pasquetta - Teatrofficina Refugio, Scali del Refugio, 8 Livorno
Ore 22 - Posto Unico 5 euro
Per ascoltare e approfondire:
I Gatti Mezzi
April 8, 2009
Un giorno in Europa - un documentario di Ettore Melani - giovedì 9 aprile 2009 al TOR

verrà proiettato il documentario di Ettore Melani Un Giorno in Europa, alle ore 22:
“UN GIORNO IN EUROPA”
-Nuove forme di emigrazione-
“Un giorno in Europa: nuove forme di emigrazione, è un
documentario appena sfornato dalla MelBal produzioni,
produttrice squattrinata che si è presa la bega di toccare un
tasto difficile e complicato: ma sarà vero che questi italiani
non sono più un popolo di emigranti? Sarà vero che il
fenomeno chiamato emigrazione riguarda il passato del
nostro Paese e non più il presente? Sarà vero che gli italiani
hanno smesso di far valigia alla ricerca di miglior fortuna
altrove?
Perchè quando parliamo di emigrazione ricevuta, e quindi di
marocchini, albanesi, rumeni, moldavi, rom, senegalesi,
nigeriani e tutto il resto, siamo più o meno tutti d’accordo.
Ma quando decidiamo, da italiani quali siamo, e quindi da europei, di guardarci allo specchio e di
sottoporci alle stesse domande, ponendoci allo stesso livello culturale e sociale e nelle stesse
situazioni di coloro che chiamiamo emigrati, le cose cambiano.
Osservare le nostre realtà come osserviamo quelle "altre", implica uno sforzo culturale
considerevole: è ciò che in antropologia prende il nome di straneamento culturale; implica in primo
luogo la sospensione di giudizi morali e la volontà di rimuovere sovrastrutture culturali che negli
anni, sedimentandosi, hanno portato alla formazione di stereotipi e luoghi comuni nei confronti
dell’alterita’. Vuol dire in altre parole capovolgere l’obbiettivo, puntarlo su noi stessi: è l’osservatore
che diventa osservato.
E magari ci accorgiamo che gli italiani che vivono fuori dall’Italia sono davvero tantissimi, e che
oggi come cinquant’anni fa molti italiani continuano a cercare fuori dal proprio Paese possibilità
nuove, come cambiare il proprio status, la propria situazione affettiva o economica, mettendo in
discussione il proprio senso di identità o la propria idea del mondo. E magari ci accorgiamo che di
queste nuove forme di emigrazione e delle dinamiche che le muovono si sa ben poco: mancano
cifre, dati, testimonianze. Cerchiamo di capire perché.
Un giorno in Europa si compone di quattro storie, quattro storie di italiani all’estero. Le loro vicende
private si intrecciano con i risvolti della nuova realtà europea in città quali Berlino, Praga, Santiago
de Compostela, Amsterdam e Prato, che è la realtà da cui provengono. La vita affettiva, il lavoro, le
aspirazioni, le difficoltà di quattro persone che solo trenta o quaranta anni fa avremmo chiamato
emigranti. E oggi come dovremmo chiamarli?
Dolce, delicato, ironico e commovente. Va visto”.
Paolo Pecchioli
Antropologo culturale
Per approfondire:
il trailer del film
Giovedi’ 9 aprile 2009
Un giorno in Europa - di Ettore Melani - documentario (ita/2008)
Teatrofficina Refugio - Scali del Refugio, 8 Livorno
Ore 22 - Ingresso 3 euro
April 2, 2009
Don Zauker > che onore > che esorcizzi il Refugio! Subito!
Il Don Zauker Talk Show finalmente a Livorno!
Dopo l’ultima esibizione nel 2007, che vide oltre un migliaio di spettatori paganti accorrere in Fortezza Vecchia per manifestare la loro devozione al Santo Esorcista, stranamente a Livorno nessuno si era più degnato di contattarci per organizzare un DZTS.
Stranamente, diciamo, perchè nel frattempo ci hanno contattato per farlo a Padova, Genova, Bologna, Follonica, Arezzo, Lucca, Bruxelles e persino Pisa (figuriamoci).
Ma Livorno no.
Doppiamente strano, perché Livorno è da sempre una città molto attenta alle novità e per niente ripetitiva ma provinciale e autocompiacente fino alla nausea della sua ignoranza, del suo vernacolo e del suo cacciucco.
E tutto questo detto da noi, che siamo ripetitivi, ignoranti come due Yak, facciamo il Vernacoliere e andiamo matti per il cacciucco (con 5 “C”)!
Ma bando alle cazzate.
I ragazzi (ragazzi una sega, un paio d’anni e son da reparto geriatria) del Teatrofficina Il Refugio si sono scomodati per chiederci se ci andava di fare il DZTS da loro; come non accettare immediatamente, incondizionatamente e con entusiasmo?!
Ci hanno garantito massima libertà e noi, ovviamente, vedremo di approfittarcene fino a farli pentire amaramente con il DZTS 2009, seminuovo e aggiornato …per quanto possibile, perché, ragazzi, non gli si sta davvero dietro a questi gonnelloni pestamerde.
Accorrete numerosi e non lasciatevi scoraggiare dai pochi posti disponibili e dal sito di fosso: se ce ne sarà bisogno, siamo pronti a replicare due volte nella stessa sera.
Tutti questo per voi, amici livornesi e non …e per le vostre mamme!
Quei tegami, con rispetto parlando.




































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