…sono nato a roma il 25 settembre (I was born in rome the 25th of september) nel 1970 ( in 1970 ) e sono ancora convinto ( and I still believe) che fare dischi ( making records) abbia senso ( to be worthwhile)…. oggi… sono concentrato sul missaggio del nuovo album…le mie orecchie gelosamente custodite in una teca di cristallo insieme al cuore… ringrazio chi mi invia una richiesta di amicizia ma ci tengo a dire che difficilmente in questi giorni posso ascoltare veramente… messaggi e commenti sono benvenuti e mi rendono felice, generalmente riesco a rispondere… grazie ancora per l’attenzione per chi è ,per ora, un po disattento…
filippo
Filippo Gatti nasce il 25 Settembre 1970 a Roma. Studia filosofia e linguistica. Tra il 1990 e il 1992 vive a Edinburgo dove inizia la sua attività di musicista e completa la sua prima raccolta di poesie, ancora orgogliosamente tenuta inedita. Tra il 1992 e il 1994 sperimenta l’incontro tra musica e poesia con un gruppo, "La compagnia degli statici". Nel 1994 fonda un gruppo rock sempre con l’idea dell’incontro tra poesia e musica popolare contemporanea: gli "Elettrojoyce". Pubblica con il gruppo tre album; il primo nel 1996 ("Elettrojoyce" – Ubik Musik) poi nel 1998 ("Elettrojoyce" (2°) – Epic Sony) e nel 2000 l’ultimo lavoro con questo nome ("Illumina" – Epic Eony). Nella enciclopedia della musica pop (Baldini & Castoldi) Elettrojoyce viene definito "una delle cose più significative del panorama musicale italiano". Chiudendo idealmente una quadrilogia ispirata alle quattro nobili verità della filosofia buddista, nel 2003 Gatti è pronto per il primo album a proprio nome, che rappresenta la chiusura e l’inizio di un ciclo ("Tutto sta per cambiare" - Epic Sony). Un disco di ricerca sulla canzone d’autore italiana da un punto di vista nuovo e minimalista. Oggi sono in lavorazione un album di canzoni dal titolo "Viaggio sentimentale", prodotto dall’amico Riccardo Sinigallia, e un album ancora di incontro con la poesia insieme alla poetessa Elisa Biagini dal titolo "Fiato!" entrambi previsti per il 2008.
Roberto "Bobo" Rondelli nasce il 18 marzo 1963 a Livorno, dove attualmente vive. È il portavoce ufficiale della città toscana, le sue canzoni descrivono minuziosamente il senso della livornesità.
Nel 1992 decide di mettere in musica i suoi brani e forma quindi un gruppo proprio: gli Ottavo Padiglione. La scelta del nome è particolare, poiché l’ottavo padiglione dell’ospedale della città di Livorno è proprio quello adibito al reparto di psichiatria.
La notorietà del piccolo gruppo cresce, prima all’interno della Toscana, poi la voce passa al di là dei confini della regione ed il gruppo inizia così a farsi conoscere.
Nel 1993, grazie all’incontro di Bobo con Alberto Pirelli, produttore del noto gruppo Litfiba, la EMI Music produce il primo album dell’Ottavo Padiglione: 30.000 copie del CD vengono vendute, la soddisfazione da parte dei ragazzi è tanta ed altrettanta è la voglia di crescere. Il titolo del disco è proprio "Ottavo Padiglione", questo album contiene uno dei singoli più noti del gruppo: "Ho picchiato la testa", ed altre tracce che con le loro note, hanno segnato la storia del gruppo nella città livornese.
Al primo successo, ne sussegue subito un altro: nel 1995 la Universal Music produce "Fuori Posto", i toni pungenti lo caratterizzano. Anche qui le note dipingono a tratti, squarci della città d’origine del gruppo, in chiave ironica e sprezzante.
Nel 1999 esce "Onda Raggae" (EDEL). Un cambiamento di stile: gli Ottavo Padiglione affiancandosi a Dennis Bovell, noto personaggio della produzione reggae, producono questo album sulle sonorità reggae appunto, senza dimenticare le origini. Da qui l’estratto "Hawaii da Shangai", istantanea di un tipico quartiere livornese.
Etichetta indipendente, l’Arroyo, e carta bianca per Bobo: nasce così nel 2001 "Figlio Del Nulla", che non riscuote però lo stesso successo dei precedenti, in collaborazione con Amek Ferrari, e per Bobo ha inizio la carriera da solista.
Subito dopo, nel 2002, è la volta dell’album "Disperati, Intellettuali, Ubriaconi". L’album è interamente prodotto ed arrangiato da Stefano Bollani, astro nascente del jazz mondiale, pianista di talento e dotato di un’incredibile capacità di intuizioni musicali nonché di un’impressionante versatilità negli arrangiamenti, pluripremiato, nonostante la giovane età, dall’Europa al Giappone e costantemente in concerto in giro per il mondo. Per la critica specializzata si tratta di un autentico successo.
Moltissimi giornali recensiscono il successo: Corriere della Sera, La Repubblica, La Nazione, Il Tirreno, Il Giornale, persino riviste non specializzate come Sette, Il Venerdì o Ulisse 2000 (house organ di Alitalia), fino a riviste specializzate come Jam, AFDigitale, Jazz, Rockstar, Il Mucchio Selvaggio, L’Isola Che Non C’era e tante altre.
Bobo viene invitato alle edizioni di quell’anno sia del Premio Tenco che del Premio Ciampi (grazie alla presenza all’interno del disco di due cover dei due grandi autori, "Un giorno dopo l’altro" di Tenco e "Io, Te e Maria" di Ciampi)e proprio a Livorno Stefano Bollani vince il premio Ciampi per il miglior arrangiamento.
Nel 2003 esce "Ultima follia best a bestia", una raccolta con le canzoni più famose del gruppo prese da tutti i CD che lo stesso ha fatto.
Bobo Rondelli è un personaggio eclettico. Per la regista Roberta Torre, scrive insieme a Pacifico le musiche del film, "Sud Side Story". In seguito all’incontro, la regista stessa lo investe del ruolo di protagonista del musical; distinto il riscontro al Festival di Venezia, riceverà infatti premi al Festival di Berlino. La prima apparizione del Rondelli sulla pellicola si ha in "Ett Paradis utan biljard" ("Un paradiso senza biliardo"), produzione italo svedese diretta da Carlo Barsotti, accanto all’amico Paolo Migone. Affianca Alessandro Paci nel film "Andata e Ritorno" (Cecchi Gori-Medusa), di cui realizza anche la colonna sonora e ne "La Brutta Copia" di Ceccherini in prossima uscita sempre per Cecchi Gori.
Bobo Rondelli è difficilmente rappresentabile tra le righe di una biografia, probabilmente la semplice scansione temporale degli eventi non riesce a rendere l’idea del suo strano carattere, sempre a metà tra il socievole e il diffidente, sicuramente sempre puro, tendente a schivare riconoscimenti e tributi formali o accademici, ma pur sempre malato di quel sano egocentrismo da mattatore, germe che non gli dà mai pace, specialmente quando, in un teatro come in un’osteria, sente attorno a sé la gente giusta, come ama chiamarla lui.
































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