November 29, 2007

Il lupo mannaro - parole e note di Boris Vian . domenica 2 dicembre al teatrofficina refugio
Domenica prossima, 2 dicembre alle 21,30 una storia per voce e chitarra al Teatrofficina Refugio: Emanuele Gamba e Antonio Ghezzani ci racconteranno Boris Vian, scrittore, ingegnere, cantautore e trombettista, traduttore francese, membro del Collège de Pataphysique e molto di più.
Un lupo gentile e vegetariano che in seguito al morso del "Mago del Siam" si trasforma in un uomo mannaro.
Ma anche una cantante viriloide che si eccita solo investendo cani, gatti e, alla fine, malcapitati esseri umani, con la complicità di ignari tassisti.
O una notte di delirio, paura e gozzoviglie, trascorsa suonando jazz nella Parigi ancora occupata dai liberatori americani.
La vena surrealista-esistenzialista di Vian, ora onirica, ora puro grido di denuncia di una società degenerata e senza sentimenti, frammista a una miscela esplosiva a base di eros e crudeltà fa da sfondo ai suoi racconti e alle sue canzoni.
Principe di Montmartre, e forse re della parodia, Vian sconvolge la realtà con mille invenzioni, giochi di stile, colpi di scena; ma, si tratti di fantascienza, cabaret, presa in giro del genere "noir" o pura autobiografia, queste pagine catapultano chi le legge in uno stravolgente e crudo mondo di sangue e risate, di sogno e dramma.
Per approfondire:
http://www.marcosymarcos.com/vianspeciale.htm
http://italy2.peacelink.org/pace/articles/art_78.html
November 27, 2007
November 26, 2007

Ecco le prime foto dei gradoni-gradinate
L’idea principale è stata quella di costruire delle "gradinate modulari".
Si spostano, si smontano, si ricostruiscono: come le costruzioni per bambini degli anni settanta.
E permettono comunque una visione perfetta della zona palco.
All’occorrenza posso essere nascoste, usate come palco, montate per metà, montate all’aperto.
Appena saranno pronte venite a provarle di persona.

Quello che vedete sopra è il volantino del programma di dicembre 2007. C’è una grande novità: le gradinate. Il legno è stato acquistato con i soldi incassati dagli spettacoli e forse, se ce la facciamo a finire di montarle, saranno già pronte ed operative la prossima settimana.
Oltre agli spettacoli scritti nel programma questo mese ci saranno quasi sicuramente dei fuori-programma: forse dei film, forse altri concerti. A sorpresa.
Ricordiamo che il Teatrofficina Refugio è un posto occupato.L’incasso delle serate è diviso in parti uguali tra il teatro e l’artista che si esibisce. Il biglietto è a un prezzo abbordabile e oscilla tra i 3 e i 5 euro. Tutti quelli che portano avanti il teatro, dal punto di vista pratico e organizzativo, lo fanno gratuitamente, perché credono in questo tipo di progetto: nell’esigenza di spazi artistici liberi e autogestiti.
November 19, 2007

Travellers Quartet - Viaggiatori musicali in concerto al Teatrofficina Refugio
Metaforicamente parlando la musica è un grande viaggio, e il nome del quartetto (Travellers Quartet) in concerto domenica 25 novembre al Teatrofficina ci traghetterà verso atmosfere jazz latin.
Jazz particolare questo dei Travellers dato che è uno dei pochi gruppi a far uso di percussioni in formazione.
I Travellers Quartet ci faranno ascoltare alcuni standard tra i più famosi ma anche pezzi originali, dall’album solista "One Changes Bass", del bassista Fabio Di tanno, uscito quest’anno.
I Travellers Quartet sono:
Fabio Di Tanno, basso elettrico. Attualmente frequenta il corso di laurea di II livello in Jazz al conservatorio di Livorno tenuto da Mauro Grossi, è socio dell’associazione Pane & Jazz, ha esperienze anche nel campo del "free" grazie all’incontro con il batterista/percussionista Nanni Canale e collabora assiduamente con la compagnia di danza "Effetto Parallelo".
Luca Guidi, chitarra classica.In questo caso è interessante l’uso dello strumento classico nel jazz.
Lorenzo Bartolini batteria. Ha studiato negli Usa e usa sonorità simili a Pat Metheny.
Matteo Scarpettini, percussionista.
Ha suonato con orchestre italiane e straniere di musica classica tra cui l’Orchestra Giovanile Italiana e i Solisti di Mosca sotto la direzione del violista Yuri Bashmet ,ha partecipato a numerose incisioni discografiche di musica classica, etnica, fusion, pop. Ultimamente ha registrato con i Tilak e i Virginiana Miller. Insegna attualmente percussioni etniche e batteria in scuole private e statali Medie ed Elementari.
Come al solito il concerto inizia alle 21 e 30 e costa 5 euro.
Vi aspettiamo.
November 14, 2007

Teatro d’autore con Elisabetta Magnani al Teatrofficina Refugio
Domenica prossima, 18 novembre, nei locali del Teatrofficina Refugio, sarà di scena "Quando vado a mettermi le scarpe.." , monologo brillante scritto ed interpretato da Elisabetta Magnani e Luciano Verzieri.
Alice (Elisabetta Magnani) e il suo chitarrista (Luciano Verzieri) si troveranno ad affrontare incidenti di percorso, situazioni tragicomiche e problematiche esistenziali al limite dell’assurdo e del non programmato: un rocambolesco monologo comico e brillante.
Elisabetta Magnani si è formata con il Laboratorio 9 di Barbara Nativi, si è poi trasferita a Cuba dove si è iscritta all’ISA (Istituto superiore di Arte de L’Havana) nella facoltà di Arte Scenica che ha frequentato per un anno seguendo le classi di recitazione drammaturgica e regia teatrale, in seguito rientrata a Firenze frequenta la scuola di cinema "Immagina" di Beppe Ferlito, poi approda a New York, dove risiederà per un paio di anni per approfondire il metodo Lee Strasberg, infine a Lucca incontrerà per la prima volta il maestro Nikolaj Karpov e studierà il movimento scenico. Ha lavorato per il teatro, per il cinema e per la televisione.
Luciano Verzieri si forma come chitarrista classico al conservatorio, suona in duo con vari chitarristi e attualmente suona in un quintetto da camera trascrizioni da Piazzolla e dirige un coro di musica rinascimentale.
Come al solito lo spettacolo inizia alle 21,30 e costa 5 euro. Non mancate.
November 12, 2007
Piazza Cavallotti: "I centri commerciali risarciscano il centro"
Sabato 10 novembre in Piazza Cavallotti è stata proposta dalle forze antagoniste una raccolta firme per chiedere ai grandi poli commerciali (presenti e futuri) un risarcimento al centro cittadino attraverso il finanziamento della riqualificazione della zona del mercato centrale
Ormai da alcuni anni Livorno sta cambiando radicalmente.
Sta cambiando il lavoro: alcuni simboli della città come Cantiere Navale, Lips, Delphi hanno chiuso i battenti per fare spazio a Call Center e Centri Commerciali, ormai unici possibili datori di lavoro e unica alternativa al lavoro in nero dilagante.
Chiudono i cinema-teatro storici del centro, come Gran Guardia e Odeon sostituti dall’abbandono e da nuovi parcheggi e centri commerciali.
Chiudono i negozi schiacciati dalla grande distribuzione: i disagi e il malcontento di piazza Cavallotti in questi ultimi giorni sono un esempio.
Le case sfitte sono sempre di più ma i palazzi in costruzione aumentano di giorno in giorno e altri vengono progettati: pensiamo Porta a mare, Porta a Terra e all’ultimo arrivato, il Nuovo Centro, un altro pezzo di città regalato dall’amministrazione ad un privato (Fremura).
Il centro “storico” viene man mano svuotato per spostare la vita sociale in nuovi luoghi di solo consumo. Il futuro che vediamo è fatto di strade del centro deserte, crisi economica, precarietà e indebitamento crescente. Oltre a questo, la grande distribuzione commerciale mentre da un lato spinge le nuove generazioni a inseguire lo status symbol del costoso prodotto griffato, dall’altro offre ai giovani pochi posti di lavoro precari e sottopagati.
Le politiche territoriali insomma sembrano dettate più dai grandi investitori (Azimut-Benetti, IDG, Unicoop Tirreno, Gruppo Fremura, e in futuro Esselunga o Ikea) che dall’amministrazione comunale, che ha lasciato loro il campo libero.
Di certo poi a rimanere esclusi dal processo decisionale sono stati i livornesi, spettatori passivi della deriva della loro vita e della loro città.
La paura, la sicurezza e la legalità vengono quindi utilizzati per governare il malcontento e per distrarre i livornesi dai loro veri problemi, ovvero arrivare a fine mese, pagare gli affitti arrivati a cifre vergognose e costruirsi un futuro che non sia solo lavoro nero, rispondere ad un telefono al Call Center o stare alla cassa di uno degli innumerevoli centri commerciali.
Tornare indietro però sembra improbabile. Per questa ragione i livornesi devono essere almeno risarciti, perché Livorno è dei livornesi.
Per questo oggi scendiamo in piazza in uno dei luoghi simbolo della vita in città per chiedere che:
- Il consorzio del Parco Commerciale Porta a Terra (Euronics, Scarpamondo, Castorama, Medusa, Fonti del Corallo)
- Gilberto Coffari, presidente di Immobiliare Grande Distribuzione (IDG), società proprietaria del patrimonio immobiliare a Porta a Terra di Coop-Unicoop Tirreno nonchè detentrice dell’80% di Porta a Mare grazie ad un accordo con Azimut Benetti (nel progetto c’è la creazione di spazi commerciali in quell’area).
- Marco Lami, presidente di Coop-Unicoop Tirreno s.c.rl. (Ipercoop di Porta a Terra)
- Marcello Fremura, presidente del Gruppo Fremura, che ha acquisito come risarcimento dal Comune le aree del Nuovo Centro
- Bernardo Caprotti, presidente di Esselunga e l’amministratore delegato di Ikea Italia Roberto Monti, le cui aziende potrebbero insediarsi nel futuro centro commerciale di Nuovo Centro
Risarciscano la collettività per i danni arrecati attraverso donazioni al Comune di Livorno per la realizzazione di opere pubbliche per il miglioramento dei servizi, della vivibilità e della fruibilità del centro, nello specifico per Piazza Cavallotti, Via Buontalenti, Via del Giglio e limitrofi.
Forze antagoniste livornesi
La petizione da firmare è a questo indirizzo:
http://www.petitiononline.com/xlivorno/petition.html
November 9, 2007

"Punishment Park": al Refugio il cinema d’impegno civile.
Domenica sera, alle ore 21e30 al Cineofficina Refugio, sarà proiettato su grande schermo il film "Punishment Park" del regista inglese Peter Watkins. Si tratta di un’occasione unica per tutti gli appassionati di cinema perché il film, pur essendo del 1971, è praticamente inedito in Italia, come molte altre pellicole di questo scomodo regista di talento.
La storia di Peter Watkins è notevole: nato nel 1935 in Inghilterra, comincia la sua carriera come montatore e regista di documentari per la BBC. Presto trasferisce la tecnica documentaristica alla narrazione e dirige i suoi primi film di forte impatto sociale, tanto forte che nel 1965 la BBC stessa rifiuterà di trasmettere "The War Game", un film fantapolitico che immagina le conseguenze di una guerra nucleare nel Regno Unito. La forte impronta documentaristica, la recitazione realistica degli attori non professionisti, lo schierato antimilitarismo e la chiara critica contro i potenti procurano a Watkins problemi con la censura e vanno a formare i leitmotiv di tutta la sua carriera cinematografica. Allontanatosi volontariamente dall’Inghilterra, viaggia per il mondo producendo film stilisticamente simili e con tematiche di forte impegno civile.
La sua reputazione di provocatore politico è amplificata nel 1971 dal film "Punishment Park", una storia di violento impatto politico ambientata negli Stati Uniti, dove Watkins immagina processi sommari a dissidenti politici, pacifisti, oppositori del capitalismo e della guerra in Vietnam, e una punizione alternativa al carcere, ovvero il Punishment Park, una distesa nel deserto dove i condannati devono vagare per tre giorni braccati dagli agenti della Guardia Nazionale. Come in molti suoi film, le forze dell’ordine e i dissidenti sono interpretati da attori non professionisti le cui convinzioni politiche corrispondono a quelle dei personaggi, fatto che amplifica il già crudo realismo del film.
Si tratta di un film unico, che anticipa molte delle tematiche e degli stilemi che ritroveremo nel cinema d’impegno civile dagli anni ‘70 in poi. Un appuntamento da non perdere al Cineofficina Refugio, Scali del Refugio 8, - domenica prossima alle ore 21e30. Il film è in versione originale sottotitolata in italiano. L’ingresso di 3 euro servirà a finanziare le attività e la costruzione del teatro.
Per approfondire:
November 6, 2007

Carneigra in Trio al Teatrofficina, giovedì prossimo
La formazione è ridotta, "acustica" diremmo: loro sono i
Carneigra, nella fattispecie Emiliano Nigi (piano e voce), Antonio Ghezzani (chitarra classica) e Matteo Pastorelli (chitarra acustica). Una formazione sicuramente più intimista che lascia spazio ai sospiri, alle parole, che spoglia la canzone di tutti gli orpelli presentandola nuda, essenziale,forse meno ballerina,ma un pò più…riflessiva. Questa, in poche parole l’atmosfera della serata di giovedì prossimo al Teatrofficina Refugio. I Carneigra, insieme dal 2004, sono alle prese con l’uscita del secondo disco "Santinsaldo" previsto per gennaio, giovedì sera l’occasione sarà ghiotta per chi vuole ascoltare in anteprima qualche pezzo nuovo del gruppo, e l’occasione sarà comunque speciale per chi invece i Carneigra non li ha mai ascoltati e li potrà gustare in una versione particolare, quasi sussurrati all’orecchio, da camera, con ogni parola e suono al posto giusto.
Naturalmente vi aspettiamo.
Carneigra in Trio - TeatrofficinaRefugio, Scali del Refugio,8 livorno - Ore 21,30 - Posto Unico 5 euro
November 5, 2007

Al Teatrofficina il poema epico della curva nord
Lunedì 5 novembre alle 21,30 al Teatrofficina Refugio è di scena
Edgarluve con ULTRA’ , rielaborazione de
"I Furiosi" di
Nanni Balestrini e spettacolo finalista del Premio
TuttoTeatro.com "Dante Cappelletti" 2006.
ULTRA’ è un monologo "selvaggio" dedicato a questo mondo, realizzato con il contributo di alcuni Ultrà della Curva Nord di Livorno. Un mondo per una volta tanto osservato dall’interno, e non attraverso la lente deformante del salotto televisivo. a prendere la parola non sono gli opinionisti e i sociologi dei talk-show, ma l’ultrà stesso: per raccontare, per esprimere la sua realtà senza apporvi un giudizio morale. non si rivendica, non si condanna. si dice soltanto: questo esiste, questo è.
ULTRA’ è quindi prima di tutto una storia, la storia di persone per cui i gradini della curva sono solo un punto di partenza: per esprimere uno stile di vita, per praticare il dialogo o lo scontro con le istituzioni, per stringere alleanze con le tifoserie di colore politico analogo e dichiarare guerra a quelle di colore politico opposto, per partecipare a progetti che escono dai cancelli dello stadio e sconfinano nel sociale. e come tutte le storie che si rispettino, anche questa storia vive di un conflitto di base: quello che ruota attorno all’idea di violenza.
Get free blog up and running in minutes with Blogsome
Theme designed by Dave Shea